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Avatarmau22
Partecipante

Buongiorno Lorenzo e Livio.

Per motivi di tempo non ho ancora letto il primo link, ma ho letto di fretta il secondo perché ero contento di aver pensato da solo a un sistema che ha interessato un ricercatore universitario che ha pubblicato su una rivista scientifica.
Se ho ben capito con la veloce letture, in apparenza il mio sistema è molto simile, ma diverso nel modo di identificare il picco R.
Lui squadra il segnale, e poi analizza le pendenze per distinguere il picco R dal picco T. Non capisco esattamente consa intende, dovrei mettermi a leggere con attenzione la flow chart e le formule contenute.
Il mio metodo utilizza la differenza di ampiezza di due campioni (o quattro, ma questo è un dettaglio probabilmente ininfluente) per ottenere una valore di derivata da utilizzare per localizzare con precisione il picco.
Anche io, come lui, mi ero fatto inizialmente delle domande sull’impiego delle risorse delle CPU per l’analisi, temendo che una complessità di calcolo potesse influire sui risultati.
Ma poi non ho citato, nel mio intervento, questo particolare, in quanto mi sono reso conto che non è affatto necessario fare l’analisi RR in real time.
Anzi, la configurazione con un dispositivo che fa il log e un altro che analizza il file ottenuto è molto più logica ed efficiente dal punto di vista della precisione.
In questo caso, il logger deve fare bene solo il suo lavoro di logger, memorizzando la forma d’onda con una frequenza di campionamento il più possibile elevata, che dovremo calcolare in modo da avere un dettaglio sufficiente ma senza esagerare raccogliendo dettagli inutili.
Bisogna considerare che alla fine dei conti, con il metodo che sto proponendo, oltre un certo limite un aumento del dettaglio di campionamento non introduce un reale aumento della precisione di localizzazione del punto R, in quanto la determinazione non è legata alla effettiva ampiezza del segnale, ma solo al suo comportamento nel tempo, che può essere determinato anche con un numero di campioni relativamente modesto.
Il passo successivo di analisi del file viene fatto utilizzando tutto il tempo che occorre.
Il software di analisi può fare tranquillamente più passate sui dati del file, ottenendo progressivamente:
– i valori di ampiezza massimi
– la media dei massimi
– il range entro il quale considerare i massimi come appartenenti all’insieme delle zone di onda R
– i punti appartenenti a queste zone di onda che hanno derivata prossima a 0 (oppure precedenti e successive a 0)

Questo approccio si presta ad ulteriori sviluppi, seguendo una strada diversa e più impegnativa dal punto di vista del calcolo.
L’analisi continua della derivata di tutti i punti, comparata con le relative ampiezze, permette di identificare con buona precisione non solo il picco R, ma anche qualunque altro punto della forma d’onda, e permette anche di riconoscere forme d’onda non standard.

Vi aggiornerò sui miei progressi

Ciao
Maurizio